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La morte non è la protagonista della serie, è una sorta di espediente narrativo, inoltre stiamo
parlando di una commedia
e questo permette di esorcizzare uno degli aspetti più terrificanti della vita.
Si parla della morte, quindi, in modo quasi terapeutico.
Ma cosa ci aspetta dopo la morte?
Nel caso della protagonista, George Lass, sembra esserci una sorta di contrappasso dantesco: tanto svogliata in vita, quanto forzatamente laboriosa da (non) morta.
George, diviene parte di una sgangherata squadra di "non morti", assistenti della Morte che devono raccogliere le anime e aiutarle nel passaggio...
La serie, per lo più rivolta alla generazione rappresentata dalla protanista, sembra invitarci al "carpe diem".
E' facile vedervi una metafora del passaggio dall'adolescenza all'età adulta. Solo che nella serie e nel caso di George questo passaggio ha come sparti acque la morte...
Ci sono molti personaggi e spunti interessanti. Vi invito a seguire la serie che ha avuto buone critiche, anche in Italia.
Anche Aldo Grasso si è occupato di "Dead Like Me" (Corriere della sera del 19/7/2004).
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